sabato 7 gennaio 2012

Peace

It does not mean to be in a place where
there is no noise, trouble or hard work.
It means to be in the midst of those things and
still be calm in your heart.



Unknown

domenica 1 gennaio 2012

Vecchio Saggio

3-4 cose che devo fare prima della fine del mondo

Alessandro D'Avenia

La Stampa, 22 dicembre 2011
 

Appaio. Faccio. Sono. Mi chiamo Alessandro D'Avenia, 34 anni, capelli ricci che cominciano a cadere, occhi azzurri per fare entrare tutta la luce che è loro concessa. Così appaio.

Faccio il professore di scuola superiore a poco più di mille euro al mese, ma ho la fortuna di scrivere dei libri, che vengono anche letti, il che mi ha risparmiato dalla necessità di dare ripetizioni. Questo è quello che faccio.

Sono un uomo che fa fatica ad amare e a lasciarsi amare, come tutti credo, ma con un grande desiderio di riuscirci. Ho una gran sete di bellezza, di quella vera, di quella che non si rovina, né si rompe, di quella che Dante chiama splendore della verità: su di me e sul mondo. Questo è quello che sono.

Appaio, faccio, sono. Su queste tre zone - dalla periferia al centro - della mia identità vorrei provare a basare gli interventi prima dell'apocalisse dei Maya. Quanto all'apparire vorrei provare a fare un po' di sport in più, perché a furia di studiare e scrivere mi sto ingobbendo, ma siccome poi so che non riuscirò a farlo come dovrei, mi accontenterò di andare a dormire prima, così da dormire almeno sette ore e mezza, così da migliorare le occhiaie e soprattutto sorridere. Quando dormo poco sono nervoso, perdo la pazienza e non sorrido. Apparire.


Sul piano del fare mi vorrei proporre di lavorare un po' di più con i miei colleghi di scuola. Spesso preferisco fare da me e non mi coordino con gli altri dello stesso consiglio di classe. E poi pretendo che lo facciano i ragazzi tra di loro? Non è facile, perché spesso credo di saper fare le cose: solo, prima e meglio. Troppo spesso mi sbaglio... Ma che fatica accettare di non essere autonomo, di avere bisogno di aiuto, insomma di essere limitato e non il professore ideale che credo stupidamente di dover essere e potrei invece più felicemente accontentarmi di essere un buon professore. Fare.


Quando qualche giorno fa un amico mi ha scritto in una mail che, nonostante la sua vita sia piena di soddisfazioni professionali, spesso ha un dolore che quasi lo soffoca e fatica ad aprirsi e a piangere davanti a qualcuno, ma ne avrebbe bisogno, ho capito quanto lo avevo lasciato solo a subire quella profonda solitudine che ci afferra tutti anche nel bel mezzo di una gioia o di una folla.

Ecco allora vorrei fare il proposito di dedicare più tempo alle persone che ho accanto, ritagliandolo a Facebook & co., per poterle ascoltare faccia a faccia, provando, nei limiti della mia capacità di attenzione, ad essere un balsamo per le loro ferite. Magari imparo anche io a concedermi ogni tanto il lusso di essere me stesso, non solo quando scrivo. Essere.

Mi rendo conto però che mi è rimasta fuori la bellezza e non posso fare a meno di dedicarle un proposito. Altrimenti l'essere mi resta dimezzato. Mi sia allora concessa un?altra possibilità, spero non velleitaria. Vorrei abbracciarla questa bellezza che non si rovina, questa Bellezza che è casa ovunque io sia, quasi una patria tascabile, per lasciarla albergare in quello che Amleto chiama il cuore del cuore dell'uomo, perché niente e nessuno me la porti via e io sia suo e lei mia.


Allora proverò a frequentarla un po' di più ogni giorno, nel silenzio. Le chiederò più spesso di farmi visita nel bel mezzo della routine quotidiana, in metropolitana, in bicicletta, a letto, nel traffico, in cucina e dovunque la vita ordinaria mi sorprenda. Come quando si poggia l'orecchio su una conchiglia e si sente tutto il mare. E aspetterò che Lei venga a trovarmi, lì nel bel mezzo della strada, o anche nel bel mezzo di una notte oscura. Per poter dire con il poeta che «bellezza è verità e verità è bellezza, e questo è tutto quello che abbiamo bisogno di sapere».


Adesso però metto in ordine la mia stanza...


Questo articolo è stato scritto da Prof 2.0.

lunedì 26 dicembre 2011

Guardare indietro

"A volte la felicità è una benedizione, ma generalmente è una conquista. L'istante magico del giorno ci aiuta a cambiare, ci spinge ad andare in cerca dei nostri sogni. Soffriremo, affronteremo momenti difficili, ricaveremo molte disillusioni: ma tutto è transitorio e non lascia alcun segno. E, nel futuro, potremmo guardare indietro con orgoglio e fede.
 Meschino colui che ha avuto paura di correre rischi. Perché forse non sarà mai deluso, non avrà disillusioni, né soffrirà come coloro che hanno un sogno da perseguire. Ma quando quell'uomo guarderà dietro di sé, perché capita sempre di guardare indietro, sentirà il proprio cuore dire: 'Che cosa ne hai fatto dei miracoli di cui Dio ha disseminato i tuoi giorni? Come hai impiegato le doti che il tuo Maestro ti ha affidato? Le hai sotterrate in una fossa profonda, perché avevi paura di perderle. Allora la tua eredità è questa: la certezza di aver sprecato la tua vita.'
Meschino colui che sente queste parole. Allora crederà ai miracoli, ma gli istanti magici della vita saranno ormai passati."

Paulo Coelho
[Tratto da: "Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto"]

martedì 6 dicembre 2011

Il labirinto

Un pomeriggio, curiosando in un vecchio edificio, arrivai per una scaletta di legno in una grande stanza vuota. Il pavimento era coperto da un telone sul quale era dipinto in bianco e viola un labirinto. Era ovviamente fatto per camminarci sopra. Mi tolsi i sandali e a piedi nudi, passo, passo, sbagliando, tornando indietro e ripartendo, lentamente riuscii ad arrivare al centro. Ero solo. C'era silenzio e provai una bella sensazione. Ci tornai un paio di volte. Mi piaceva. C'era qualcosa di magico in quel perdersi e ritrovarsi, sempre puntando verso il centro.
Una collaboratrice di Commonweal che non avevo incontrato prima mi aveva osservato mentre facevo una delle mie camminate e venne a parlarmi. Si stava interessando al labirinto come mezzo per il risveglio della spiritualità. Era lei che lo aveva costruito per usarlo in uno dei prossimi ritiri.
Il labirinto, mi spiegò, è simbolico del cammino sacro che l'uomo deve percorrere per avvicinarsi al proprio centro. Lì poteva aiutare i partecipanti a ritrovare in sé qualcosa che era stato messo da parte, che rimaneva nascosto, ma che cercava di esprimersi: qualcosa che poteva aiutarci a vedere un senso in quel che ci succedeva.
A me succedeva, ad esempio, su un promotorio della California, durante un ritiro per malati di cancro, di scoprire il labirinto! E non è straordinaria la vita? In un libro sulla storia dei labirinti che quella donna mi fece prendere dalla biblioteca di Commonweal, scoprii che i primi labirinti risalgono a più di 4500 anni fa; che un labirinto del 2500 avanti Cristo, scolpito nella roccia, si trova... in Sardegna; che uno dei primi labirinti su muro è a... Lucca, sulla facciata della cattedrale! Era lì perché i fedeli, prima di varcare la soglia della chiesa, seguissero col dito quel percorso scolpito nella parete accanto al portone, calmando così la loro mente, lasciandosi dietro i pensieri quotidiani e preparandosi a entrare nello spazio sacro dove doveva avvenire il loro incontro con Dio.
Per secoli il sogno di tanti cristiani fu di andare in pellegrinaggio a Gerusalemme, ma a cominciare dal 1100, con le Crociate, il viaggio in Terra Santa si fece sempre più pericoloso. Alcune nuove cattedrali, concepite come fossero Gerusalemme, diventarono così la meta di un pellegrinaggio sostitutivo. Per percorrere il labirinto intarsiato nel pavimento di queste cattedrali era per il fedele la conclusione di un cammino simbolico che non aveva potuto compiere realmente. Al centro di questi labirinti c'era spesso una rosa, l'equivalente occidentale del fiore di loto, simbolo dello spirito, dell'illuminazione. Il più noto e più bello di questi labirinti si trova nella cattedrale di Chartres.



Tiziano Terzani
[Tratto da: "Un altro giro in giostra"]

domenica 27 novembre 2011

La Sua volontà

Lev Nikolaevič Tolstoj
9 settembre 1828 - 20 novembre 1910
Scrittore, drammaturgo, filosofo,
pedagogista, esegeta ed
attivista sociale russo
Non so se sopravviverò fino a domani, se oggi o domani vivranno o moriranno prima di me tutti coloro che io amo e coloro che mi amano; non so se sarò sano o malato, se sarò sazio o affamato, se sarò stimato o disprezzato dalla gente. So soltanto una cosa: che tutto ciò che mi accadrà e che accadrà a tutti coloro che io amo, sarà secondo la volontà di Colui che vive in tutto ciò che ci circonda e nella mia anima.

E tutto ciò che accade secondo la Sua volontà è bene.


Lev Nikolaevič Tolstoj