Fin dall'inizio della gioventù, ho scoperto che, per me, il viaggio era il modo migliore per conoscere. È proprio perché ancor oggi possiedo questo spirito da pellegrino che ho deciso di riportare in questo breve testo alcuni insegnamenti appresi in quel periodo, sperando che possano essere utili ad altri viandanti.
1. Evita i musei. Può sembrare un consiglio assurdo, ma proviamo a riflettere: se ti trovi in una città straniera, non è molto più interessante andare alla ricerca del presente, piuttosto che inseguire le tracce del passato? Accade che ci si senta obbligati a visitare i musei perché, fin da piccoli, si è imparato che viaggiare significa ricercare questo tipo di cultura. È evidente che i musei sono importanti, tuttavia richiedono un impegno di tempo e una certa obbiettività: devi sapere bene ciò che desideri vedere, oppure uscirai da un museo con la sensazione di aver visto un buon numero di cose fondamentali per la tua vita, senza ricordare quali siano.
2. Frequenta i bar. Al contrario dei musei, è lì che si manifesta la vita della città. I bar non sono luoghi di intrattenimento come le discoteche, ma locali nei quali si va per consumare una bevanda, sempre disposti a una chiacchierata. Compra un giornale e fermati a osservare chi entra e chi esce. Se qualcuno ti rivolge la parola, accetta la conversazione, per quanto futile ti possa sembrare: non si può giudicare la bellezza di un cammino, limitandosi a guardare l'arco che ne segna l'inizio.
3. Sii disponibile. La migliore guida non lavora in un'agenzia turistica: è un abitante del posto, che conosce ogni cosa ed è orgoglioso della propria città. Cammina lungo una strada, scegli la persona che ti sembra adatta a condividere con te le bellezze della località e chiedi informazioni ("Dov'è la cattedrale? Può indicarmi un ufficio postale?") Se questo approccio non porterà ad alcun risultato, ritenta - posso garantirti che, entro la fine della giornata, troverai un'eccellente compagnia.
4. Cerca di viaggiare da solo o, se sei sposato, con il tuo coniuge. Sarà più faticoso, nessuno si occuperà di te, ma soltanto in questa maniera sarai in grado di lasciare veramente il tuo paese. I viaggi di gruppo sono un modo piuttosto discutibile di visitare uno stato estero, giacché si continua a parlare la propria lingua, a obbedire alle scelte di un capo-comitiva, a preoccuparsi delle chiacchiere piuttosto che del luogo nel quale ci si trova.
5. Non fare confronti. Non confrontare nulla — né prezzi, né pulizia, né qualità della vita, né mezzi di trasporto, niente! Non stai viaggiando per dimostrare che nel tuo paese si vive meglio che altrove: la tua ricerca, in realtà, è mirata a conoscere come vivono gli altri, a sapere ciò che possono insegnare, come affrontano la realtà e quanto di straordinario vi sia nelle loro vite.
6. Abbi la consapevolezza che tutti sono in grado di capirti. Anche se non parli la lingua locale, non avere paura: io sono stato in molti luoghi dove non avevo alcuna possibilità di comunicare attraverso le parole ma, alla fine, sono sempre riuscito a trovare aiuto, indicazioni, suggerimenti importanti — e persino qualche innamorata. Taluni pensano che, viaggiando da soli, si ritroveranno a vagare per le strade e finiranno per perdersi: non è affatto così. È sufficiente tenere in tasca il biglietto da visita dell'albergo e, nei casi disperati, salire su un taxi e mostrarlo all'autista.
7. Non comprare tanti oggetti. Spendi il tuo denaro per cose che non dovrai trasportare: spettacoli teatrali, ristoranti, escursioni. Al giorno d'oggi, con il mercato globale e con internet, puoi procurarti ogni bene senza dover pagare per il bagaglio in eccedenza.
8. Non tentare di vedere il mondo in un mese. Ha più valore fermarsi in una città quattro o cinque giorni che visitare cinque città in una settimana. Una città è come una donna capricciosa: ci vuole tempo perché si lasci sedurre e si mostri completamente.
9. Un viaggio è un'avventura. Henry Miller diceva che è molto più importante scoprire una chiesa ignorata da tutti che andare a Roma e sentirsi in obbligo di visitare la Cappella Sistina, con duecentomila turisti che ti strillano nelle orecchie. Recati pure ad ammirare la Cappella Sistina, ma scegli anche di girovagare per le strade, di camminare per i vicoli: assapora la libertà di essere alla ricerca di una cosa che ignori, ma che di sicuro troverai - è qualcosa che cambierà la tua vita.
Paulo Coelho
[Tratto da: "Sono come il fiume che scorre"]
sabato 10 settembre 2011
venerdì 2 settembre 2011
Quando ho cominciato ad amarmi davvero
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho capito com'è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama "rispetto".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di desiderare un'altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama "maturità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto
e che tutto quello che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama "stare in pace con se stessi".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama "sincerità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene:
persone, cose, situazioni
e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso;
all'inizio lo chiamavo "sano egoismo",
ma oggi so che questo è "amore di sé".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama "semplicità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo.
E' la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo "perfezione".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l'intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di "saggezza interiore".
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro
dando origine a nuovi mondi.
Oggi so che tutto questo è la vita.
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama "rispetto".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di desiderare un'altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama "maturità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto
e che tutto quello che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama "stare in pace con se stessi".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama "sincerità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene:
persone, cose, situazioni
e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso;
all'inizio lo chiamavo "sano egoismo",
ma oggi so che questo è "amore di sé".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama "semplicità".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo.
E' la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo "perfezione".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l'intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di "saggezza interiore".
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro
dando origine a nuovi mondi.
Oggi so che tutto questo è la vita.
Charlie Chaplin
[dal discorso celebrativo per il suo 70° compleanno]
[dal discorso celebrativo per il suo 70° compleanno]
martedì 30 agosto 2011
La mattonella mancante
Durante un viaggio, ricevetti un fax dalla mia segretaria.
"Una mattonella in vetro necessaria per la ristrutturazione della cucina risulta mancante," scriveva. "Invio il progetto originale e l'intervento proposto dal muratore per ovviare alla mancanza."
Sul primo foglio, c'era il disegno che aveva fatto mia moglie: file armoniose di mattonelle, con un'apertura per la ventilazione. Sul secondo, il progetto che avrebbe compensato la mancanza: un autentico rompicapo, dove i quadrati di vetrocemento erano assemblati senza alcun canone estetico.
"Acquistate la mattonella mancante," scrisse mia moglie. Fu seguita la sua indicazione e venne mantenuto il disegno originale.
Quel pomeriggio, riflettei a lungo sull'accaduto: molte volte, per la mancanza di una sola mattonella — di un semplice tassello —, deturpiamo completamente il progetto originale della nostra vita.
Paulo Coelho
[Tratto da: "Sono come un fiume che scorre"]
"Una mattonella in vetro necessaria per la ristrutturazione della cucina risulta mancante," scriveva. "Invio il progetto originale e l'intervento proposto dal muratore per ovviare alla mancanza."
Sul primo foglio, c'era il disegno che aveva fatto mia moglie: file armoniose di mattonelle, con un'apertura per la ventilazione. Sul secondo, il progetto che avrebbe compensato la mancanza: un autentico rompicapo, dove i quadrati di vetrocemento erano assemblati senza alcun canone estetico.
"Acquistate la mattonella mancante," scrisse mia moglie. Fu seguita la sua indicazione e venne mantenuto il disegno originale.
Quel pomeriggio, riflettei a lungo sull'accaduto: molte volte, per la mancanza di una sola mattonella — di un semplice tassello —, deturpiamo completamente il progetto originale della nostra vita.
Paulo Coelho
[Tratto da: "Sono come un fiume che scorre"]
venerdì 26 agosto 2011
Il coraggio
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| Paulo Coelho |
Di recente ho letto la seguente definizione data al coraggio:
"Mi ci sono voluti anni per capirlo, ma adesso lo so:
il coraggio non è l'assenza di paura,
ma piuttosto la forza di continuare
ad andare avanti nonostante la paura."
Paulo Coelho
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| Giovanni Falcone |
Giornalista: "Lei ha detto ... pare che abbia detto: «Il vigliacco muore più volte al giorno, il coraggioso una volta sola.»"
Giovanni Falcone: "Si è vero."
Giornalista: "Questo significa che non ha paura?"
Durante tutta l'intervista si può osservare che il giudice rispondeva sempre con un sorriso che non era espresso solo dalle labbra e dalle parole che diceva, ma quel sorriso lo si vedeva negli occhi, un sorriso che partiva dal profondo dell'anima. Ogni risposta un sorriso vero.
Dinanzi, a quest'ultima domanda, Giovanni Falcone cambia immediatamente espressione. Per una frazione di secondo sospira e guarda a destra, come se la risposta che sta per dare è uno dei più profondi insegnamenti che il giudice ha acquisito nel corso della sua vita, è come se aprisse un cassetto chiuso e ben custodito e dall'interno estraesse un tesoro conquistato con fatica. A quel punto ritorno a guardare la giornalista e con più decisione risponde:
Giovanni Falcone: "L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno. È saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco il coraggio è questo. Altrimenti non è più coraggio ma incoscienza."
Subito dopo la risposta rilascia un sorriso irradiante.
(Intervista:http://www.youtube.com/watch?v=yXlw2DGIpd8)
A dare queste due identiche definizioni sul coraggio sono due persone che hanno vissuto intensamente la loro vita. Persone che durante il loro cammino si sono imbattute davanti a degli incroci che rappresentavano delle scelte. Credo che in alcuni casi loro abbiano fatto delle scelte coraggiose e in altri casi no. Quindi: in alcuni casi non si sono fatti condizionare dalla paura e in altri casi invece sì.
Oggi sono ancor più convinto che non si può avere la presunzione di sapere la definizione di coraggio senza aver prima fallito, senza aver prima vissuto. Quando si acquisisce la consapevolezza che la morte sia parte della vita stessa, allora le nostre scelte sono motivate da un bisogno innato di vivere il presente, istante dopo istante, con coraggio.
Gianni Nigita
giovedì 25 agosto 2011
Il consiglio per realizzare un sogno
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| Roberto Baggio |
"Ai ragazzi mi sento di dare consigli molto semplici: prima di tutto è necessario aver chiaro in mente che cosa si vuole, dove si vuole arrivare. E' fondamentale non aver paura di quello che si sente dentro, sentire davvero che cosa si vuole fare, dove si vuole andare, che cosa si vuole realizzare nella vita. Questo ci si deve domandare. Perché devo fare questo? Perché lo sento, perché ho passione per farlo. A questo punto, ci si deve buttare. Credo in una verità fondamentale: se uno fa quello che gli piace, ha già raggiunto il cinquanta per cento del risultato. Quindi, prima bisogna chiarire bene il proprio sogno, poi accettare le proprie inclinazioni. Questo è fondamentale. Poi ci metti tutto il resto, ma intanto hai già preso la rincorsa per arrivare."
Tratto da un'intervista a Roberto Baggio
Seduto nell'accampamento
Ci sono momenti in cui un guerriero della luce (termine adottato dallo scrittore Paulo Coelho) si riposa, dopo aver combattuto il Buon Combattimento. Nel suo riposo il guerriero non stacca il cervello, ma riflette! Riflette sul cammino fatto. Riflette riguardo al campo di battaglia in cui si è ritrovato a maneggiare la spada. Riflette riguardo gli alleati con cui ha condiviso attimi della battaglia. Alcuni li ha persi, altri seppur feriti li ritrova nuovamente nell'accampamento. Riflette su quante volte ha attaccato verso il nemico e anche sul modo in cui l'ha fatto. Riflette anche sulla difesa che ha costruito. Prende insegnamento da tutto ciò che ha vissuto.
Nell'accampamento osserva i superstiti, e osserva se stesso. Si guarda le ferite che in alcuni casi tolgono ore di sonno durante la notte. Alcune di queste sono diventate delle cicatrici, il cui dolore oramai è un ricordo. Stringe i denti e guarda in alto e con un sospiro che proviene dall'anima ringrazia Dio! Perché nonostante tutto il guerriero è lì! All'impiedi!
Il guerriero non sa mai quanto tempo trascorrerà nell'accampamento. Lui pensa: «il tempo necessario per rifocillarsi», nonostante ciò il guerriero è pronto con le energie che si ritrova per proiettarsi verso una nuova battaglia, per scrivere il suo destino sulle pagine del proprio cuore.
Il guerriero della luce non si arrende, perché ha compreso che il vivere è andare avanti, il vivere è movimento...il vivere è confidare in Dio, il quale, lungo il percorso, ha sempre la mano tesa pronta per aiutare il suo figliuolo, ed ha l'orecchio attento ai suoi richiami, ed ha la bocca pronta per dare i giusti consigli.
Gianni Nigita
Nell'accampamento osserva i superstiti, e osserva se stesso. Si guarda le ferite che in alcuni casi tolgono ore di sonno durante la notte. Alcune di queste sono diventate delle cicatrici, il cui dolore oramai è un ricordo. Stringe i denti e guarda in alto e con un sospiro che proviene dall'anima ringrazia Dio! Perché nonostante tutto il guerriero è lì! All'impiedi!
Il guerriero non sa mai quanto tempo trascorrerà nell'accampamento. Lui pensa: «il tempo necessario per rifocillarsi», nonostante ciò il guerriero è pronto con le energie che si ritrova per proiettarsi verso una nuova battaglia, per scrivere il suo destino sulle pagine del proprio cuore.
Il guerriero della luce non si arrende, perché ha compreso che il vivere è andare avanti, il vivere è movimento...il vivere è confidare in Dio, il quale, lungo il percorso, ha sempre la mano tesa pronta per aiutare il suo figliuolo, ed ha l'orecchio attento ai suoi richiami, ed ha la bocca pronta per dare i giusti consigli.
Gianni Nigita
martedì 23 agosto 2011
Gli occhi di un pagliaccio
Vi è mai capitato di guardare gli occhi di un clown?
Suppongo che possa sembrare strana come domanda, ma è una delle mie ultime esperienze che ho fatto e che mi ha lasciato qualcosa. La stranezza della domanda può essere dovuta alla sua semplicità. Cosa c'è di così importante negli occhi di un clown?
Questa esperienza l'ho vissuta durante un matrimonio. Il matrimonio è un momento particolare in cui incontri diverse persone che come te si preparano per tale evento. Incontri qualsiasi tipo di persona: parenti e amici degli sposi, ma anche alcuni che si trovano lì, pur non conoscendo gli sposi. Ognuno di loro vive questa esperienza come se fosse una "festa"...C'è la celebrazione, il momento sacro in cui gli sposi dinanzi a Dio o all'autorità si dichiarano "amore eterno", in genere si può, quasi sempre, vedere qualche lacrimuccia nel volto di uno degli invitati (indipendentemente dal legame che si ha con gli sposi). Poi gli sposi escono dalla chiesa, ed ogni uscita è singolare, unica: invitati che tirano il riso agli sposi, cannoncini che sparano coriandoli, palloncini, disegnini col cuore fatti davanti alla parta della chiesa, scherzi preparati dagli amici, o in alcuni casi persino un paio di colombe bianche liberate per l'occasione...Si applaude, e ogni invitato sorride. Poi gli sposi lasciano gli invitati per continuare il loro percorso, assieme all'amico fotografo che credo sia la fonte di maggiore stress da parte degli sposi...
La maggior parte degli invitati, a parte gli amici e parenti stretti che non lasciano gli sposi neppure per un minuto, vanno diretti alla sala in attesa che il banchetto nuziale abbia inizio. Questa attesa, che può durare almeno un'ora, è fondamentalmente la stessa: capita di incontrare delle persone che non vedi da tempo ... si discute del "come va la vita", argomento in cui si parte sempre col dire che tutto va "BENE"...
Mi è capitato in alcune occasioni di trovare nella sala un paio di animatori per bambini, in genere delle giovani ragazze che in quel lasso di tempo giocano con i bambini, mangiano assieme a loro in un tavolo a parte e preparano pure una sorpresa finale per gli sposi. Però non ci fai tanto caso, magari per un genitore la loro presenza rappresenterebbe un sollievo. Questa volta, però, oltre a due ragazze c'era un uomo sui 50 anni. Questo particolare mi ha colpito stranamente...Dopo una mezz'oretta che mi trovavo là, si erano radunati una dozzina di bambini. La prima cosa che ho notato era che ogni bambino aveva nella maglietta un cartoncino colorato con appiccicato il proprio nome, ovviamente è un modo divertente affinché gli animatori si ricordino i nomi dei bambini, e penso che sia divertente pure dal punto di vista del bambino avere un tesserino sul petto. Osservavo da lontano come questa persona adulta comunicava ai bambini, quando parlava con loro si abbassava, e il suo parlare rivolto ai bambini era dolce. Se c'era un bambino che stava parlando, lui era lì ad ascoltarlo, e il bambino di conseguenza acquisiva stima, fiducia e sicurezza nell'esprimersi; la risposta che dava al bambino si notava che era piena di affetto.
Nel frattempo erano arrivati gli sposi, e tutti c'eravamo accomodati nei tavoli assegnati, e io capitai nel tavolo di fronte a quello dei bambini. Non credo sia stato un caso. I bambini venivano serviti per primi e la cosa sorprendente è che nonostante la loro vivacità, era tutti seduti che mangiavano, assieme agli animatori, in un ordine surreale. C'erano casi in cui qualche bambino si alzava per andare sul tavolo del genitore, ma veniva sempre accompagnato da un animatore ma non prendevano per mano il bambino. Ci fu un'occasione in cui fu il clown ad accompagnare un bambino, il bambino che sapeva il tavolo dei suoi genitori, stava iniziando a correre e vidi che il clown, che stava camminando dietro al bambino, lo chiamò per nome e gli disse, con un tono pacato: "Però non devi correre." Il bambino si fermò all'istante, e iniziò a camminare! Sono sfumature non sono facili da catturare, ma che ti fanno riflettere di quanto sia importante il primo approccio con un bambino, che è fatto principalmente dal dialogo. Magari siamo convinti che dialogare con un bambino richieda tanto impegno, energia, concentrazione ed evitiamo di farlo perché riteniamo che un semplice rimprovero faccia calmare il bambino...
I bambini finirono subito di mangiare e ritornarono, assieme agli animatori, nuovamente nello spazio che era riservato a loro, tristemente in un corridoio a tre-quattro metri dal bagno. Nel frattempo, quella persona adulta si era truccata, come di solito fa un clown, e si vedeva la sorpresa e la gioia dei bambini nel vederlo. Gli animatori accesero un mini-stereo, e i bambini iniziarono a ballare stando attenti ai passi dettati dal clown, e mentre loro si divertivano, i camerieri, nella sala gremita di invitati, servivano le pietanze ai tavoli. Tra una portata ed un altra, osservavo le due scene parallele, quella della sala e quella del corridoio. A volte vedevo qualcuno che con la scusa di andare in bagno passava dai bambini, in alcuni casi qualche genitore si fermava, guardava, si accertava che il bambino "facesse il bravo" e poi con un sorriso ritornava al tavolo. Ci fu un'occasione in cui anch'io decisi di andare in bagno, solo per vedere più da vicino la scena: le due animatrici erano con un gruppo di bambini che preparavano un cartellone dedicato agli sposi, e vicino al bagno c'era il clown seduto per terra assieme ad un altro gruppetto di bambini e lo vedevo impegnato a parlare con loro...
Come in ogni matrimonio che si rispetti arrivò il momento del dolce, in questo caso il buffet di dolci :P ... e mentre gli invitati erano davanti ai tavoli ad aspettare che gli venisse servito una fetta di torta, gli animatori assieme ai bambini, divisi in due file, si avvicinavano agli sposi per consegnare il regalo che loro avevano preparato con le loro mani. La cosa che mi sorprendeva era che tale scena passava quasi inosservata nella sala, nonostante il clown cercava di attirare l'attenzione del pubblico con un microfono. Alla fine ogni bambino, prima che ritornasse ai loro genitori, riceveva un palloncino, come “premio”.
Gli invitati iniziavano a salutarsi, alcuni si avvicinavano al bancone per prendersi un amaro o un caffè, altri stavano per andare via, io casualmente mi ritrovai vicino ad un tavolo in cui c'erano diverse bottiglie di spumante vuote in un contenitore con all'interno del ghiaccio. Si avvicinò, in quel tavolo, il clown con un bicchiere in mano e iniziò a cercare un po' di spumante da versare nel bicchiere, ma la sua ricerca non ebbe alcun esito positivo. Osservavo questa scena quando all'improvviso si girò. Lui non mi stava guardando, ma io riuscivo a vedere i suoi occhi azzurri, e in quell'istante notai un velo di tristezza, seguito dalla seguente esclamazione rivolta a nessuno: "Lo spumante si è finito..."
L'aver visto questa scena mi poteva far supporre che fosse contraddittoria a quelle in cui vedevo il clown con un sorriso contagioso rivolto ai bambini che gli stavano attorno. In questi giorni ho riflettuto a questo, e sono arrivato ad una conclusione che non necessariamente deve essere legata alla vita di quel clown...Ho pensato che per riuscire a trasmettere la felicità, l'allegria e la positività anche attraverso un semplice sorriso, e non per forza attraverso le parole, bisogna aver vissuto la tristezza nel proprio animo, bisogna attraversare momenti di "deserto" o solitudine, perché è da tali momenti che una persona si rialza con più forza di prima. Sono istanti della vita in cui guadagni molto sul piano della sensibilità. Comprendi quanto sia fondamentale stare a fianco a qualcuno che psicologicamente o moralmente sta in un piano al di sotto del tuo, e subentra nel tuo cuore un pensiero tra l'altro biblico: "Fai agli altri quello che vorresti che fosse fatto a te". E quando questo pensiero attraversa la distanza che c'è tra il dire e il fare, ti accorgi che hai appena regalato un sorriso vero a quella persona che ti sta accanto. Un sorriso vero donato non verrà mai dimenticato, come la luce attraversa l'obiettivo di una macchina fotografica ed impressiona il sensore che sta alla fine di tale percorso, così un sorriso donato verrà immortalato come un immagine indelebile nel cuore di una persona.
Ripeto la domanda iniziale: Vi è mai capitato di guardare gli occhi di un clown?
Dio vi benedica,
Gianni Nigita
Suppongo che possa sembrare strana come domanda, ma è una delle mie ultime esperienze che ho fatto e che mi ha lasciato qualcosa. La stranezza della domanda può essere dovuta alla sua semplicità. Cosa c'è di così importante negli occhi di un clown?
Questa esperienza l'ho vissuta durante un matrimonio. Il matrimonio è un momento particolare in cui incontri diverse persone che come te si preparano per tale evento. Incontri qualsiasi tipo di persona: parenti e amici degli sposi, ma anche alcuni che si trovano lì, pur non conoscendo gli sposi. Ognuno di loro vive questa esperienza come se fosse una "festa"...C'è la celebrazione, il momento sacro in cui gli sposi dinanzi a Dio o all'autorità si dichiarano "amore eterno", in genere si può, quasi sempre, vedere qualche lacrimuccia nel volto di uno degli invitati (indipendentemente dal legame che si ha con gli sposi). Poi gli sposi escono dalla chiesa, ed ogni uscita è singolare, unica: invitati che tirano il riso agli sposi, cannoncini che sparano coriandoli, palloncini, disegnini col cuore fatti davanti alla parta della chiesa, scherzi preparati dagli amici, o in alcuni casi persino un paio di colombe bianche liberate per l'occasione...Si applaude, e ogni invitato sorride. Poi gli sposi lasciano gli invitati per continuare il loro percorso, assieme all'amico fotografo che credo sia la fonte di maggiore stress da parte degli sposi...
La maggior parte degli invitati, a parte gli amici e parenti stretti che non lasciano gli sposi neppure per un minuto, vanno diretti alla sala in attesa che il banchetto nuziale abbia inizio. Questa attesa, che può durare almeno un'ora, è fondamentalmente la stessa: capita di incontrare delle persone che non vedi da tempo ... si discute del "come va la vita", argomento in cui si parte sempre col dire che tutto va "BENE"...
Mi è capitato in alcune occasioni di trovare nella sala un paio di animatori per bambini, in genere delle giovani ragazze che in quel lasso di tempo giocano con i bambini, mangiano assieme a loro in un tavolo a parte e preparano pure una sorpresa finale per gli sposi. Però non ci fai tanto caso, magari per un genitore la loro presenza rappresenterebbe un sollievo. Questa volta, però, oltre a due ragazze c'era un uomo sui 50 anni. Questo particolare mi ha colpito stranamente...Dopo una mezz'oretta che mi trovavo là, si erano radunati una dozzina di bambini. La prima cosa che ho notato era che ogni bambino aveva nella maglietta un cartoncino colorato con appiccicato il proprio nome, ovviamente è un modo divertente affinché gli animatori si ricordino i nomi dei bambini, e penso che sia divertente pure dal punto di vista del bambino avere un tesserino sul petto. Osservavo da lontano come questa persona adulta comunicava ai bambini, quando parlava con loro si abbassava, e il suo parlare rivolto ai bambini era dolce. Se c'era un bambino che stava parlando, lui era lì ad ascoltarlo, e il bambino di conseguenza acquisiva stima, fiducia e sicurezza nell'esprimersi; la risposta che dava al bambino si notava che era piena di affetto.
Nel frattempo erano arrivati gli sposi, e tutti c'eravamo accomodati nei tavoli assegnati, e io capitai nel tavolo di fronte a quello dei bambini. Non credo sia stato un caso. I bambini venivano serviti per primi e la cosa sorprendente è che nonostante la loro vivacità, era tutti seduti che mangiavano, assieme agli animatori, in un ordine surreale. C'erano casi in cui qualche bambino si alzava per andare sul tavolo del genitore, ma veniva sempre accompagnato da un animatore ma non prendevano per mano il bambino. Ci fu un'occasione in cui fu il clown ad accompagnare un bambino, il bambino che sapeva il tavolo dei suoi genitori, stava iniziando a correre e vidi che il clown, che stava camminando dietro al bambino, lo chiamò per nome e gli disse, con un tono pacato: "Però non devi correre." Il bambino si fermò all'istante, e iniziò a camminare! Sono sfumature non sono facili da catturare, ma che ti fanno riflettere di quanto sia importante il primo approccio con un bambino, che è fatto principalmente dal dialogo. Magari siamo convinti che dialogare con un bambino richieda tanto impegno, energia, concentrazione ed evitiamo di farlo perché riteniamo che un semplice rimprovero faccia calmare il bambino...
I bambini finirono subito di mangiare e ritornarono, assieme agli animatori, nuovamente nello spazio che era riservato a loro, tristemente in un corridoio a tre-quattro metri dal bagno. Nel frattempo, quella persona adulta si era truccata, come di solito fa un clown, e si vedeva la sorpresa e la gioia dei bambini nel vederlo. Gli animatori accesero un mini-stereo, e i bambini iniziarono a ballare stando attenti ai passi dettati dal clown, e mentre loro si divertivano, i camerieri, nella sala gremita di invitati, servivano le pietanze ai tavoli. Tra una portata ed un altra, osservavo le due scene parallele, quella della sala e quella del corridoio. A volte vedevo qualcuno che con la scusa di andare in bagno passava dai bambini, in alcuni casi qualche genitore si fermava, guardava, si accertava che il bambino "facesse il bravo" e poi con un sorriso ritornava al tavolo. Ci fu un'occasione in cui anch'io decisi di andare in bagno, solo per vedere più da vicino la scena: le due animatrici erano con un gruppo di bambini che preparavano un cartellone dedicato agli sposi, e vicino al bagno c'era il clown seduto per terra assieme ad un altro gruppetto di bambini e lo vedevo impegnato a parlare con loro...
Come in ogni matrimonio che si rispetti arrivò il momento del dolce, in questo caso il buffet di dolci :P ... e mentre gli invitati erano davanti ai tavoli ad aspettare che gli venisse servito una fetta di torta, gli animatori assieme ai bambini, divisi in due file, si avvicinavano agli sposi per consegnare il regalo che loro avevano preparato con le loro mani. La cosa che mi sorprendeva era che tale scena passava quasi inosservata nella sala, nonostante il clown cercava di attirare l'attenzione del pubblico con un microfono. Alla fine ogni bambino, prima che ritornasse ai loro genitori, riceveva un palloncino, come “premio”.
Gli invitati iniziavano a salutarsi, alcuni si avvicinavano al bancone per prendersi un amaro o un caffè, altri stavano per andare via, io casualmente mi ritrovai vicino ad un tavolo in cui c'erano diverse bottiglie di spumante vuote in un contenitore con all'interno del ghiaccio. Si avvicinò, in quel tavolo, il clown con un bicchiere in mano e iniziò a cercare un po' di spumante da versare nel bicchiere, ma la sua ricerca non ebbe alcun esito positivo. Osservavo questa scena quando all'improvviso si girò. Lui non mi stava guardando, ma io riuscivo a vedere i suoi occhi azzurri, e in quell'istante notai un velo di tristezza, seguito dalla seguente esclamazione rivolta a nessuno: "Lo spumante si è finito..."
L'aver visto questa scena mi poteva far supporre che fosse contraddittoria a quelle in cui vedevo il clown con un sorriso contagioso rivolto ai bambini che gli stavano attorno. In questi giorni ho riflettuto a questo, e sono arrivato ad una conclusione che non necessariamente deve essere legata alla vita di quel clown...Ho pensato che per riuscire a trasmettere la felicità, l'allegria e la positività anche attraverso un semplice sorriso, e non per forza attraverso le parole, bisogna aver vissuto la tristezza nel proprio animo, bisogna attraversare momenti di "deserto" o solitudine, perché è da tali momenti che una persona si rialza con più forza di prima. Sono istanti della vita in cui guadagni molto sul piano della sensibilità. Comprendi quanto sia fondamentale stare a fianco a qualcuno che psicologicamente o moralmente sta in un piano al di sotto del tuo, e subentra nel tuo cuore un pensiero tra l'altro biblico: "Fai agli altri quello che vorresti che fosse fatto a te". E quando questo pensiero attraversa la distanza che c'è tra il dire e il fare, ti accorgi che hai appena regalato un sorriso vero a quella persona che ti sta accanto. Un sorriso vero donato non verrà mai dimenticato, come la luce attraversa l'obiettivo di una macchina fotografica ed impressiona il sensore che sta alla fine di tale percorso, così un sorriso donato verrà immortalato come un immagine indelebile nel cuore di una persona.
Ripeto la domanda iniziale: Vi è mai capitato di guardare gli occhi di un clown?
Dio vi benedica,
Gianni Nigita
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