martedì 23 agosto 2011

Gli occhi di un pagliaccio

Vi è mai capitato di guardare gli occhi di un clown?
Suppongo che possa sembrare strana come domanda, ma è una delle mie ultime esperienze che ho fatto e che mi ha lasciato qualcosa. La stranezza della domanda può essere dovuta alla sua semplicità. Cosa c'è di così importante negli occhi di un clown?

Questa esperienza l'ho vissuta durante un matrimonio. Il matrimonio è un momento particolare in cui incontri diverse persone che come te si preparano per tale evento. Incontri qualsiasi tipo di persona: parenti e amici degli sposi, ma anche alcuni che si trovano lì, pur non conoscendo gli sposi. Ognuno di loro vive questa esperienza come se fosse una "festa"...C'è la celebrazione, il momento sacro in cui gli sposi dinanzi a Dio o all'autorità si dichiarano "amore eterno", in genere si può, quasi sempre, vedere qualche lacrimuccia nel volto di uno degli invitati (indipendentemente dal legame che si ha con gli sposi). Poi gli sposi escono dalla chiesa, ed ogni uscita è singolare, unica: invitati che tirano il riso agli sposi, cannoncini che sparano coriandoli, palloncini, disegnini col cuore fatti davanti alla parta della chiesa, scherzi preparati dagli amici, o in alcuni casi persino un paio di colombe bianche liberate per l'occasione...Si applaude, e ogni invitato sorride. Poi gli sposi lasciano gli invitati per continuare il loro percorso, assieme all'amico fotografo che credo sia la fonte di maggiore stress da parte degli sposi...

La maggior parte degli invitati, a parte gli amici e parenti stretti che non lasciano gli sposi neppure per un minuto, vanno diretti alla sala in attesa che il banchetto nuziale abbia inizio. Questa attesa, che può durare almeno un'ora, è fondamentalmente la stessa: capita di incontrare delle persone che non vedi da tempo ... si discute del "come va la vita", argomento in cui si parte sempre col dire che tutto va "BENE"...

Mi è capitato in alcune occasioni di trovare nella sala un paio di animatori per bambini, in genere delle giovani ragazze che in quel lasso di tempo giocano con i bambini, mangiano assieme a loro in un tavolo a parte e preparano pure una sorpresa finale per gli sposi. Però non ci fai tanto caso, magari per un genitore la loro presenza rappresenterebbe un sollievo. Questa volta, però, oltre a due ragazze c'era un uomo sui 50 anni. Questo particolare mi ha colpito stranamente...Dopo una mezz'oretta che mi trovavo là, si erano radunati una dozzina di bambini. La prima cosa che ho notato era che ogni bambino aveva nella maglietta un cartoncino colorato con appiccicato il proprio nome, ovviamente è un modo divertente affinché gli animatori si ricordino i nomi dei bambini, e penso che sia divertente pure dal punto di vista del bambino avere un tesserino sul petto. Osservavo da lontano come questa persona adulta comunicava ai bambini, quando parlava con loro si abbassava, e il suo parlare rivolto ai bambini era dolce. Se c'era un bambino che stava parlando, lui era lì ad ascoltarlo, e il bambino di conseguenza acquisiva stima, fiducia e sicurezza nell'esprimersi; la risposta che dava al bambino si notava che era piena di affetto.

Nel frattempo erano arrivati gli sposi, e tutti c'eravamo accomodati nei tavoli assegnati, e io capitai nel tavolo di fronte a quello dei bambini. Non credo sia stato un caso. I bambini venivano serviti per primi e la cosa sorprendente è che nonostante la loro vivacità, era tutti seduti che mangiavano, assieme agli animatori, in un ordine surreale. C'erano casi in cui qualche bambino si alzava per andare sul tavolo del genitore, ma veniva sempre accompagnato da un animatore ma non prendevano per mano il bambino. Ci fu un'occasione in cui fu il clown ad accompagnare un bambino, il bambino che sapeva il tavolo dei suoi genitori, stava iniziando a correre e vidi che il clown, che stava camminando dietro al bambino, lo chiamò per nome e gli disse, con un tono pacato: "Però non devi correre." Il bambino si fermò all'istante, e iniziò a camminare! Sono sfumature non sono facili da catturare, ma che ti fanno riflettere di quanto sia importante il primo approccio con un bambino, che è fatto principalmente dal dialogo. Magari siamo convinti che dialogare con un bambino richieda tanto impegno, energia, concentrazione ed evitiamo di farlo perché riteniamo che un semplice rimprovero faccia calmare il bambino...
I bambini finirono subito di mangiare e ritornarono, assieme agli animatori, nuovamente nello spazio che era riservato a loro, tristemente in un corridoio a tre-quattro metri dal bagno. Nel frattempo, quella persona adulta si era truccata, come di solito fa un clown, e si vedeva la sorpresa e la gioia dei bambini nel vederlo. Gli animatori accesero un mini-stereo, e i bambini iniziarono a ballare stando attenti ai passi dettati dal clown, e mentre loro si divertivano, i camerieri, nella sala gremita di invitati, servivano le pietanze ai tavoli. Tra una portata ed un altra, osservavo le due scene parallele, quella della sala e quella del corridoio. A volte vedevo qualcuno che con la scusa di andare in bagno passava dai bambini, in alcuni casi qualche genitore si fermava, guardava, si accertava che il bambino "facesse il bravo" e poi con un sorriso ritornava al tavolo. Ci fu un'occasione in cui anch'io decisi di andare in bagno, solo per vedere più da vicino la scena: le due animatrici erano con un gruppo di bambini che preparavano un cartellone dedicato agli sposi, e vicino al bagno c'era il clown seduto per terra assieme ad un altro gruppetto di bambini e lo vedevo impegnato a parlare con loro...

Come in ogni matrimonio che si rispetti arrivò il momento del dolce, in questo caso il buffet di dolci :P ... e mentre gli invitati erano davanti ai tavoli ad aspettare che gli venisse servito una fetta di torta, gli animatori assieme ai bambini, divisi in due file, si avvicinavano agli sposi per consegnare il regalo che loro avevano preparato con le loro mani. La cosa che mi sorprendeva era che tale scena passava quasi inosservata nella sala, nonostante il clown cercava di attirare l'attenzione del pubblico con un microfono. Alla fine ogni bambino, prima che ritornasse ai loro genitori, riceveva un palloncino, come “premio”.
Gli invitati iniziavano a salutarsi, alcuni si avvicinavano al bancone per prendersi un amaro o un caffè, altri stavano per andare via, io casualmente mi ritrovai vicino ad un tavolo in cui c'erano diverse bottiglie di spumante vuote in un contenitore con all'interno del ghiaccio. Si avvicinò, in quel tavolo, il clown con un bicchiere in mano e iniziò a cercare un po' di spumante da versare nel bicchiere, ma la sua ricerca non ebbe alcun esito positivo. Osservavo questa scena quando all'improvviso si girò. Lui non mi stava guardando, ma io riuscivo a vedere i suoi occhi azzurri, e in quell'istante notai un velo di tristezza, seguito dalla seguente esclamazione rivolta a nessuno: "Lo spumante si è finito..."

L'aver visto questa scena mi poteva far supporre che fosse contraddittoria a quelle in cui vedevo il clown con un sorriso contagioso rivolto ai bambini che gli stavano attorno. In questi giorni ho riflettuto a questo, e sono arrivato ad una conclusione che non necessariamente deve essere legata alla vita di quel clown...Ho pensato che per riuscire a trasmettere la felicità, l'allegria e la positività anche attraverso un semplice sorriso, e non per forza attraverso le parole, bisogna aver vissuto la tristezza nel proprio animo, bisogna attraversare momenti di "deserto" o solitudine, perché è da tali momenti che una persona si rialza con più forza di prima. Sono istanti della vita in cui guadagni molto sul piano della sensibilità. Comprendi quanto sia fondamentale stare a fianco a qualcuno che psicologicamente o moralmente sta in un piano al di sotto del tuo, e subentra nel tuo cuore un pensiero tra l'altro biblico: "Fai agli altri quello che vorresti che fosse fatto a te". E quando questo pensiero attraversa la distanza che c'è tra il dire e il fare, ti accorgi che hai appena regalato un sorriso vero a quella persona che ti sta accanto. Un sorriso vero donato non verrà mai dimenticato, come la luce attraversa l'obiettivo di una macchina fotografica ed impressiona il sensore che sta alla fine di tale percorso, così un sorriso donato verrà immortalato come un immagine indelebile nel cuore di una persona.

Ripeto la domanda iniziale: Vi è mai capitato di guardare gli occhi di un clown?

Dio vi benedica,


Gianni Nigita



Nessun commento:

Posta un commento