Durante un viaggio, ricevetti un fax dalla mia segretaria.
"Una mattonella in vetro necessaria per la ristrutturazione della cucina risulta mancante," scriveva. "Invio il progetto originale e l'intervento proposto dal muratore per ovviare alla mancanza."
Sul primo foglio, c'era il disegno che aveva fatto mia moglie: file armoniose di mattonelle, con un'apertura per la ventilazione. Sul secondo, il progetto che avrebbe compensato la mancanza: un autentico rompicapo, dove i quadrati di vetrocemento erano assemblati senza alcun canone estetico.
"Acquistate la mattonella mancante," scrisse mia moglie. Fu seguita la sua indicazione e venne mantenuto il disegno originale.
Quel pomeriggio, riflettei a lungo sull'accaduto: molte volte, per la mancanza di una sola mattonella — di un semplice tassello —, deturpiamo completamente il progetto originale della nostra vita.
Paulo Coelho
[Tratto da: "Sono come un fiume che scorre"]
martedì 30 agosto 2011
venerdì 26 agosto 2011
Il coraggio
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| Paulo Coelho |
Di recente ho letto la seguente definizione data al coraggio:
"Mi ci sono voluti anni per capirlo, ma adesso lo so:
il coraggio non è l'assenza di paura,
ma piuttosto la forza di continuare
ad andare avanti nonostante la paura."
Paulo Coelho
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| Giovanni Falcone |
Giornalista: "Lei ha detto ... pare che abbia detto: «Il vigliacco muore più volte al giorno, il coraggioso una volta sola.»"
Giovanni Falcone: "Si è vero."
Giornalista: "Questo significa che non ha paura?"
Durante tutta l'intervista si può osservare che il giudice rispondeva sempre con un sorriso che non era espresso solo dalle labbra e dalle parole che diceva, ma quel sorriso lo si vedeva negli occhi, un sorriso che partiva dal profondo dell'anima. Ogni risposta un sorriso vero.
Dinanzi, a quest'ultima domanda, Giovanni Falcone cambia immediatamente espressione. Per una frazione di secondo sospira e guarda a destra, come se la risposta che sta per dare è uno dei più profondi insegnamenti che il giudice ha acquisito nel corso della sua vita, è come se aprisse un cassetto chiuso e ben custodito e dall'interno estraesse un tesoro conquistato con fatica. A quel punto ritorno a guardare la giornalista e con più decisione risponde:
Giovanni Falcone: "L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno. È saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco il coraggio è questo. Altrimenti non è più coraggio ma incoscienza."
Subito dopo la risposta rilascia un sorriso irradiante.
(Intervista:http://www.youtube.com/watch?v=yXlw2DGIpd8)
A dare queste due identiche definizioni sul coraggio sono due persone che hanno vissuto intensamente la loro vita. Persone che durante il loro cammino si sono imbattute davanti a degli incroci che rappresentavano delle scelte. Credo che in alcuni casi loro abbiano fatto delle scelte coraggiose e in altri casi no. Quindi: in alcuni casi non si sono fatti condizionare dalla paura e in altri casi invece sì.
Oggi sono ancor più convinto che non si può avere la presunzione di sapere la definizione di coraggio senza aver prima fallito, senza aver prima vissuto. Quando si acquisisce la consapevolezza che la morte sia parte della vita stessa, allora le nostre scelte sono motivate da un bisogno innato di vivere il presente, istante dopo istante, con coraggio.
Gianni Nigita
giovedì 25 agosto 2011
Il consiglio per realizzare un sogno
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| Roberto Baggio |
"Ai ragazzi mi sento di dare consigli molto semplici: prima di tutto è necessario aver chiaro in mente che cosa si vuole, dove si vuole arrivare. E' fondamentale non aver paura di quello che si sente dentro, sentire davvero che cosa si vuole fare, dove si vuole andare, che cosa si vuole realizzare nella vita. Questo ci si deve domandare. Perché devo fare questo? Perché lo sento, perché ho passione per farlo. A questo punto, ci si deve buttare. Credo in una verità fondamentale: se uno fa quello che gli piace, ha già raggiunto il cinquanta per cento del risultato. Quindi, prima bisogna chiarire bene il proprio sogno, poi accettare le proprie inclinazioni. Questo è fondamentale. Poi ci metti tutto il resto, ma intanto hai già preso la rincorsa per arrivare."
Tratto da un'intervista a Roberto Baggio
Seduto nell'accampamento
Ci sono momenti in cui un guerriero della luce (termine adottato dallo scrittore Paulo Coelho) si riposa, dopo aver combattuto il Buon Combattimento. Nel suo riposo il guerriero non stacca il cervello, ma riflette! Riflette sul cammino fatto. Riflette riguardo al campo di battaglia in cui si è ritrovato a maneggiare la spada. Riflette riguardo gli alleati con cui ha condiviso attimi della battaglia. Alcuni li ha persi, altri seppur feriti li ritrova nuovamente nell'accampamento. Riflette su quante volte ha attaccato verso il nemico e anche sul modo in cui l'ha fatto. Riflette anche sulla difesa che ha costruito. Prende insegnamento da tutto ciò che ha vissuto.
Nell'accampamento osserva i superstiti, e osserva se stesso. Si guarda le ferite che in alcuni casi tolgono ore di sonno durante la notte. Alcune di queste sono diventate delle cicatrici, il cui dolore oramai è un ricordo. Stringe i denti e guarda in alto e con un sospiro che proviene dall'anima ringrazia Dio! Perché nonostante tutto il guerriero è lì! All'impiedi!
Il guerriero non sa mai quanto tempo trascorrerà nell'accampamento. Lui pensa: «il tempo necessario per rifocillarsi», nonostante ciò il guerriero è pronto con le energie che si ritrova per proiettarsi verso una nuova battaglia, per scrivere il suo destino sulle pagine del proprio cuore.
Il guerriero della luce non si arrende, perché ha compreso che il vivere è andare avanti, il vivere è movimento...il vivere è confidare in Dio, il quale, lungo il percorso, ha sempre la mano tesa pronta per aiutare il suo figliuolo, ed ha l'orecchio attento ai suoi richiami, ed ha la bocca pronta per dare i giusti consigli.
Gianni Nigita
Nell'accampamento osserva i superstiti, e osserva se stesso. Si guarda le ferite che in alcuni casi tolgono ore di sonno durante la notte. Alcune di queste sono diventate delle cicatrici, il cui dolore oramai è un ricordo. Stringe i denti e guarda in alto e con un sospiro che proviene dall'anima ringrazia Dio! Perché nonostante tutto il guerriero è lì! All'impiedi!
Il guerriero non sa mai quanto tempo trascorrerà nell'accampamento. Lui pensa: «il tempo necessario per rifocillarsi», nonostante ciò il guerriero è pronto con le energie che si ritrova per proiettarsi verso una nuova battaglia, per scrivere il suo destino sulle pagine del proprio cuore.
Il guerriero della luce non si arrende, perché ha compreso che il vivere è andare avanti, il vivere è movimento...il vivere è confidare in Dio, il quale, lungo il percorso, ha sempre la mano tesa pronta per aiutare il suo figliuolo, ed ha l'orecchio attento ai suoi richiami, ed ha la bocca pronta per dare i giusti consigli.
Gianni Nigita
martedì 23 agosto 2011
Gli occhi di un pagliaccio
Vi è mai capitato di guardare gli occhi di un clown?
Suppongo che possa sembrare strana come domanda, ma è una delle mie ultime esperienze che ho fatto e che mi ha lasciato qualcosa. La stranezza della domanda può essere dovuta alla sua semplicità. Cosa c'è di così importante negli occhi di un clown?
Questa esperienza l'ho vissuta durante un matrimonio. Il matrimonio è un momento particolare in cui incontri diverse persone che come te si preparano per tale evento. Incontri qualsiasi tipo di persona: parenti e amici degli sposi, ma anche alcuni che si trovano lì, pur non conoscendo gli sposi. Ognuno di loro vive questa esperienza come se fosse una "festa"...C'è la celebrazione, il momento sacro in cui gli sposi dinanzi a Dio o all'autorità si dichiarano "amore eterno", in genere si può, quasi sempre, vedere qualche lacrimuccia nel volto di uno degli invitati (indipendentemente dal legame che si ha con gli sposi). Poi gli sposi escono dalla chiesa, ed ogni uscita è singolare, unica: invitati che tirano il riso agli sposi, cannoncini che sparano coriandoli, palloncini, disegnini col cuore fatti davanti alla parta della chiesa, scherzi preparati dagli amici, o in alcuni casi persino un paio di colombe bianche liberate per l'occasione...Si applaude, e ogni invitato sorride. Poi gli sposi lasciano gli invitati per continuare il loro percorso, assieme all'amico fotografo che credo sia la fonte di maggiore stress da parte degli sposi...
La maggior parte degli invitati, a parte gli amici e parenti stretti che non lasciano gli sposi neppure per un minuto, vanno diretti alla sala in attesa che il banchetto nuziale abbia inizio. Questa attesa, che può durare almeno un'ora, è fondamentalmente la stessa: capita di incontrare delle persone che non vedi da tempo ... si discute del "come va la vita", argomento in cui si parte sempre col dire che tutto va "BENE"...
Mi è capitato in alcune occasioni di trovare nella sala un paio di animatori per bambini, in genere delle giovani ragazze che in quel lasso di tempo giocano con i bambini, mangiano assieme a loro in un tavolo a parte e preparano pure una sorpresa finale per gli sposi. Però non ci fai tanto caso, magari per un genitore la loro presenza rappresenterebbe un sollievo. Questa volta, però, oltre a due ragazze c'era un uomo sui 50 anni. Questo particolare mi ha colpito stranamente...Dopo una mezz'oretta che mi trovavo là, si erano radunati una dozzina di bambini. La prima cosa che ho notato era che ogni bambino aveva nella maglietta un cartoncino colorato con appiccicato il proprio nome, ovviamente è un modo divertente affinché gli animatori si ricordino i nomi dei bambini, e penso che sia divertente pure dal punto di vista del bambino avere un tesserino sul petto. Osservavo da lontano come questa persona adulta comunicava ai bambini, quando parlava con loro si abbassava, e il suo parlare rivolto ai bambini era dolce. Se c'era un bambino che stava parlando, lui era lì ad ascoltarlo, e il bambino di conseguenza acquisiva stima, fiducia e sicurezza nell'esprimersi; la risposta che dava al bambino si notava che era piena di affetto.
Nel frattempo erano arrivati gli sposi, e tutti c'eravamo accomodati nei tavoli assegnati, e io capitai nel tavolo di fronte a quello dei bambini. Non credo sia stato un caso. I bambini venivano serviti per primi e la cosa sorprendente è che nonostante la loro vivacità, era tutti seduti che mangiavano, assieme agli animatori, in un ordine surreale. C'erano casi in cui qualche bambino si alzava per andare sul tavolo del genitore, ma veniva sempre accompagnato da un animatore ma non prendevano per mano il bambino. Ci fu un'occasione in cui fu il clown ad accompagnare un bambino, il bambino che sapeva il tavolo dei suoi genitori, stava iniziando a correre e vidi che il clown, che stava camminando dietro al bambino, lo chiamò per nome e gli disse, con un tono pacato: "Però non devi correre." Il bambino si fermò all'istante, e iniziò a camminare! Sono sfumature non sono facili da catturare, ma che ti fanno riflettere di quanto sia importante il primo approccio con un bambino, che è fatto principalmente dal dialogo. Magari siamo convinti che dialogare con un bambino richieda tanto impegno, energia, concentrazione ed evitiamo di farlo perché riteniamo che un semplice rimprovero faccia calmare il bambino...
I bambini finirono subito di mangiare e ritornarono, assieme agli animatori, nuovamente nello spazio che era riservato a loro, tristemente in un corridoio a tre-quattro metri dal bagno. Nel frattempo, quella persona adulta si era truccata, come di solito fa un clown, e si vedeva la sorpresa e la gioia dei bambini nel vederlo. Gli animatori accesero un mini-stereo, e i bambini iniziarono a ballare stando attenti ai passi dettati dal clown, e mentre loro si divertivano, i camerieri, nella sala gremita di invitati, servivano le pietanze ai tavoli. Tra una portata ed un altra, osservavo le due scene parallele, quella della sala e quella del corridoio. A volte vedevo qualcuno che con la scusa di andare in bagno passava dai bambini, in alcuni casi qualche genitore si fermava, guardava, si accertava che il bambino "facesse il bravo" e poi con un sorriso ritornava al tavolo. Ci fu un'occasione in cui anch'io decisi di andare in bagno, solo per vedere più da vicino la scena: le due animatrici erano con un gruppo di bambini che preparavano un cartellone dedicato agli sposi, e vicino al bagno c'era il clown seduto per terra assieme ad un altro gruppetto di bambini e lo vedevo impegnato a parlare con loro...
Come in ogni matrimonio che si rispetti arrivò il momento del dolce, in questo caso il buffet di dolci :P ... e mentre gli invitati erano davanti ai tavoli ad aspettare che gli venisse servito una fetta di torta, gli animatori assieme ai bambini, divisi in due file, si avvicinavano agli sposi per consegnare il regalo che loro avevano preparato con le loro mani. La cosa che mi sorprendeva era che tale scena passava quasi inosservata nella sala, nonostante il clown cercava di attirare l'attenzione del pubblico con un microfono. Alla fine ogni bambino, prima che ritornasse ai loro genitori, riceveva un palloncino, come “premio”.
Gli invitati iniziavano a salutarsi, alcuni si avvicinavano al bancone per prendersi un amaro o un caffè, altri stavano per andare via, io casualmente mi ritrovai vicino ad un tavolo in cui c'erano diverse bottiglie di spumante vuote in un contenitore con all'interno del ghiaccio. Si avvicinò, in quel tavolo, il clown con un bicchiere in mano e iniziò a cercare un po' di spumante da versare nel bicchiere, ma la sua ricerca non ebbe alcun esito positivo. Osservavo questa scena quando all'improvviso si girò. Lui non mi stava guardando, ma io riuscivo a vedere i suoi occhi azzurri, e in quell'istante notai un velo di tristezza, seguito dalla seguente esclamazione rivolta a nessuno: "Lo spumante si è finito..."
L'aver visto questa scena mi poteva far supporre che fosse contraddittoria a quelle in cui vedevo il clown con un sorriso contagioso rivolto ai bambini che gli stavano attorno. In questi giorni ho riflettuto a questo, e sono arrivato ad una conclusione che non necessariamente deve essere legata alla vita di quel clown...Ho pensato che per riuscire a trasmettere la felicità, l'allegria e la positività anche attraverso un semplice sorriso, e non per forza attraverso le parole, bisogna aver vissuto la tristezza nel proprio animo, bisogna attraversare momenti di "deserto" o solitudine, perché è da tali momenti che una persona si rialza con più forza di prima. Sono istanti della vita in cui guadagni molto sul piano della sensibilità. Comprendi quanto sia fondamentale stare a fianco a qualcuno che psicologicamente o moralmente sta in un piano al di sotto del tuo, e subentra nel tuo cuore un pensiero tra l'altro biblico: "Fai agli altri quello che vorresti che fosse fatto a te". E quando questo pensiero attraversa la distanza che c'è tra il dire e il fare, ti accorgi che hai appena regalato un sorriso vero a quella persona che ti sta accanto. Un sorriso vero donato non verrà mai dimenticato, come la luce attraversa l'obiettivo di una macchina fotografica ed impressiona il sensore che sta alla fine di tale percorso, così un sorriso donato verrà immortalato come un immagine indelebile nel cuore di una persona.
Ripeto la domanda iniziale: Vi è mai capitato di guardare gli occhi di un clown?
Dio vi benedica,
Gianni Nigita
Suppongo che possa sembrare strana come domanda, ma è una delle mie ultime esperienze che ho fatto e che mi ha lasciato qualcosa. La stranezza della domanda può essere dovuta alla sua semplicità. Cosa c'è di così importante negli occhi di un clown?
Questa esperienza l'ho vissuta durante un matrimonio. Il matrimonio è un momento particolare in cui incontri diverse persone che come te si preparano per tale evento. Incontri qualsiasi tipo di persona: parenti e amici degli sposi, ma anche alcuni che si trovano lì, pur non conoscendo gli sposi. Ognuno di loro vive questa esperienza come se fosse una "festa"...C'è la celebrazione, il momento sacro in cui gli sposi dinanzi a Dio o all'autorità si dichiarano "amore eterno", in genere si può, quasi sempre, vedere qualche lacrimuccia nel volto di uno degli invitati (indipendentemente dal legame che si ha con gli sposi). Poi gli sposi escono dalla chiesa, ed ogni uscita è singolare, unica: invitati che tirano il riso agli sposi, cannoncini che sparano coriandoli, palloncini, disegnini col cuore fatti davanti alla parta della chiesa, scherzi preparati dagli amici, o in alcuni casi persino un paio di colombe bianche liberate per l'occasione...Si applaude, e ogni invitato sorride. Poi gli sposi lasciano gli invitati per continuare il loro percorso, assieme all'amico fotografo che credo sia la fonte di maggiore stress da parte degli sposi...
La maggior parte degli invitati, a parte gli amici e parenti stretti che non lasciano gli sposi neppure per un minuto, vanno diretti alla sala in attesa che il banchetto nuziale abbia inizio. Questa attesa, che può durare almeno un'ora, è fondamentalmente la stessa: capita di incontrare delle persone che non vedi da tempo ... si discute del "come va la vita", argomento in cui si parte sempre col dire che tutto va "BENE"...
Mi è capitato in alcune occasioni di trovare nella sala un paio di animatori per bambini, in genere delle giovani ragazze che in quel lasso di tempo giocano con i bambini, mangiano assieme a loro in un tavolo a parte e preparano pure una sorpresa finale per gli sposi. Però non ci fai tanto caso, magari per un genitore la loro presenza rappresenterebbe un sollievo. Questa volta, però, oltre a due ragazze c'era un uomo sui 50 anni. Questo particolare mi ha colpito stranamente...Dopo una mezz'oretta che mi trovavo là, si erano radunati una dozzina di bambini. La prima cosa che ho notato era che ogni bambino aveva nella maglietta un cartoncino colorato con appiccicato il proprio nome, ovviamente è un modo divertente affinché gli animatori si ricordino i nomi dei bambini, e penso che sia divertente pure dal punto di vista del bambino avere un tesserino sul petto. Osservavo da lontano come questa persona adulta comunicava ai bambini, quando parlava con loro si abbassava, e il suo parlare rivolto ai bambini era dolce. Se c'era un bambino che stava parlando, lui era lì ad ascoltarlo, e il bambino di conseguenza acquisiva stima, fiducia e sicurezza nell'esprimersi; la risposta che dava al bambino si notava che era piena di affetto.
Nel frattempo erano arrivati gli sposi, e tutti c'eravamo accomodati nei tavoli assegnati, e io capitai nel tavolo di fronte a quello dei bambini. Non credo sia stato un caso. I bambini venivano serviti per primi e la cosa sorprendente è che nonostante la loro vivacità, era tutti seduti che mangiavano, assieme agli animatori, in un ordine surreale. C'erano casi in cui qualche bambino si alzava per andare sul tavolo del genitore, ma veniva sempre accompagnato da un animatore ma non prendevano per mano il bambino. Ci fu un'occasione in cui fu il clown ad accompagnare un bambino, il bambino che sapeva il tavolo dei suoi genitori, stava iniziando a correre e vidi che il clown, che stava camminando dietro al bambino, lo chiamò per nome e gli disse, con un tono pacato: "Però non devi correre." Il bambino si fermò all'istante, e iniziò a camminare! Sono sfumature non sono facili da catturare, ma che ti fanno riflettere di quanto sia importante il primo approccio con un bambino, che è fatto principalmente dal dialogo. Magari siamo convinti che dialogare con un bambino richieda tanto impegno, energia, concentrazione ed evitiamo di farlo perché riteniamo che un semplice rimprovero faccia calmare il bambino...
I bambini finirono subito di mangiare e ritornarono, assieme agli animatori, nuovamente nello spazio che era riservato a loro, tristemente in un corridoio a tre-quattro metri dal bagno. Nel frattempo, quella persona adulta si era truccata, come di solito fa un clown, e si vedeva la sorpresa e la gioia dei bambini nel vederlo. Gli animatori accesero un mini-stereo, e i bambini iniziarono a ballare stando attenti ai passi dettati dal clown, e mentre loro si divertivano, i camerieri, nella sala gremita di invitati, servivano le pietanze ai tavoli. Tra una portata ed un altra, osservavo le due scene parallele, quella della sala e quella del corridoio. A volte vedevo qualcuno che con la scusa di andare in bagno passava dai bambini, in alcuni casi qualche genitore si fermava, guardava, si accertava che il bambino "facesse il bravo" e poi con un sorriso ritornava al tavolo. Ci fu un'occasione in cui anch'io decisi di andare in bagno, solo per vedere più da vicino la scena: le due animatrici erano con un gruppo di bambini che preparavano un cartellone dedicato agli sposi, e vicino al bagno c'era il clown seduto per terra assieme ad un altro gruppetto di bambini e lo vedevo impegnato a parlare con loro...
Come in ogni matrimonio che si rispetti arrivò il momento del dolce, in questo caso il buffet di dolci :P ... e mentre gli invitati erano davanti ai tavoli ad aspettare che gli venisse servito una fetta di torta, gli animatori assieme ai bambini, divisi in due file, si avvicinavano agli sposi per consegnare il regalo che loro avevano preparato con le loro mani. La cosa che mi sorprendeva era che tale scena passava quasi inosservata nella sala, nonostante il clown cercava di attirare l'attenzione del pubblico con un microfono. Alla fine ogni bambino, prima che ritornasse ai loro genitori, riceveva un palloncino, come “premio”.
Gli invitati iniziavano a salutarsi, alcuni si avvicinavano al bancone per prendersi un amaro o un caffè, altri stavano per andare via, io casualmente mi ritrovai vicino ad un tavolo in cui c'erano diverse bottiglie di spumante vuote in un contenitore con all'interno del ghiaccio. Si avvicinò, in quel tavolo, il clown con un bicchiere in mano e iniziò a cercare un po' di spumante da versare nel bicchiere, ma la sua ricerca non ebbe alcun esito positivo. Osservavo questa scena quando all'improvviso si girò. Lui non mi stava guardando, ma io riuscivo a vedere i suoi occhi azzurri, e in quell'istante notai un velo di tristezza, seguito dalla seguente esclamazione rivolta a nessuno: "Lo spumante si è finito..."
L'aver visto questa scena mi poteva far supporre che fosse contraddittoria a quelle in cui vedevo il clown con un sorriso contagioso rivolto ai bambini che gli stavano attorno. In questi giorni ho riflettuto a questo, e sono arrivato ad una conclusione che non necessariamente deve essere legata alla vita di quel clown...Ho pensato che per riuscire a trasmettere la felicità, l'allegria e la positività anche attraverso un semplice sorriso, e non per forza attraverso le parole, bisogna aver vissuto la tristezza nel proprio animo, bisogna attraversare momenti di "deserto" o solitudine, perché è da tali momenti che una persona si rialza con più forza di prima. Sono istanti della vita in cui guadagni molto sul piano della sensibilità. Comprendi quanto sia fondamentale stare a fianco a qualcuno che psicologicamente o moralmente sta in un piano al di sotto del tuo, e subentra nel tuo cuore un pensiero tra l'altro biblico: "Fai agli altri quello che vorresti che fosse fatto a te". E quando questo pensiero attraversa la distanza che c'è tra il dire e il fare, ti accorgi che hai appena regalato un sorriso vero a quella persona che ti sta accanto. Un sorriso vero donato non verrà mai dimenticato, come la luce attraversa l'obiettivo di una macchina fotografica ed impressiona il sensore che sta alla fine di tale percorso, così un sorriso donato verrà immortalato come un immagine indelebile nel cuore di una persona.
Ripeto la domanda iniziale: Vi è mai capitato di guardare gli occhi di un clown?
Dio vi benedica,
Gianni Nigita
lunedì 22 agosto 2011
Le due goccie d'olio nel cucchiaino
"Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.
"Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
"Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
"«Nel frattempo, voglio chiederti un favore», concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio. «Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio».
"Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.
"«Allora,» gli domandò questi, «hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?»
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato.
"«Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo,» disse il Saggio. «Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.»
"Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte era disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.
"«Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato?» domandò il Saggio.
"Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
"«Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti,» concluse il più Saggio dei saggi. «Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino»".
Paulo Coelho
[Tratto da: "L'Alchimista"]
"Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
"Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
"«Nel frattempo, voglio chiederti un favore», concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio. «Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio».
"Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.
"«Allora,» gli domandò questi, «hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?»
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato.
"«Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo,» disse il Saggio. «Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.»
"Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte era disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.
"«Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato?» domandò il Saggio.
"Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
"«Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti,» concluse il più Saggio dei saggi. «Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino»".
Paulo Coelho
[Tratto da: "L'Alchimista"]
venerdì 19 agosto 2011
Consigli per il Cammino del Cavaliere
Il Breviario della Cavalleria Medievale dice:
"L'energia spirituale del Cammino si serve della giustizia e della pazienza per preparare il tuo spirito.
"Questo è il Cammino del Cavaliere: un cammino facile e, nello stesso tempo, difficile, perché obbliga a tralasciare le cose inutili, e le amicizie marginali. Perciò, all'inizio, si esita lungamente prima di seguirlo.
"Ecco il primo insegnamento della Cavalleria:
'Tu cancellerai ciò che fino ad allora avrai scritto sul quaderno della tua vita: inquietitudine, insicurezza, menzogna. E, al posto di tutto ciò, scriverai la parola «coraggio»'. Iniziando il viaggio con questa parola, e proseguendo con la fede in Dio, arriverai dove hai bisogno di arrivare."
Paulo Coelho
[Tratto da: "Manuale del guerriero della luce"]
"L'energia spirituale del Cammino si serve della giustizia e della pazienza per preparare il tuo spirito.
"Questo è il Cammino del Cavaliere: un cammino facile e, nello stesso tempo, difficile, perché obbliga a tralasciare le cose inutili, e le amicizie marginali. Perciò, all'inizio, si esita lungamente prima di seguirlo.
"Ecco il primo insegnamento della Cavalleria:
'Tu cancellerai ciò che fino ad allora avrai scritto sul quaderno della tua vita: inquietitudine, insicurezza, menzogna. E, al posto di tutto ciò, scriverai la parola «coraggio»'. Iniziando il viaggio con questa parola, e proseguendo con la fede in Dio, arriverai dove hai bisogno di arrivare."
Paulo Coelho
[Tratto da: "Manuale del guerriero della luce"]
giovedì 18 agosto 2011
Il pianista nel centro commerciale
Cammino distrattamente all'interno di un centro commerciale, in compagnia di un'amica violinista. Ursula, nata in Ungheria, è attualmente un elemento di spicco dell'organico di due filarmoniche internazionali. Tutt'a un tratto, mi afferra un braccio e lo stringe.
"Ascolta!"
Io tendo le orecchie. Sento voci di adulti, grida di bambini, rumori di televisori accesi nei negozi di elettrodomestici, tacchettii di scarpe sul pavimento di mattonelle e... quella musica di sottofondo, onnipresente in tutti i centri commerciali del mondo.
"Allora, non è meraviglioso?"
Rispondo che io non sto udendo niente di meraviglioso o di anormale.
"Il pianoforte!" dice, guardandomi con aria delusa. "Il pianista è stupendo!"
"Sarà una registrazione."
"Non dire stupidaggini."
Ascoltando con più attenzione, risulta evidente che si tratta di musica dal vivo. È un brano di Chopin e, adesso che riesco a concentrarmi, le note sembrano soverchiare tutti i rumori che ci circondano. Percorriamo i corridoi pieni di gente, di negozi, di offerte speciali, di cose che, come recitano gli annunci, possiedono tutti — tranne me o voi. Arriviamo in un'area di ristoro: gente che mangia, chiacchiera, discute, legge il giornale - sotto gli occhi di una di quelle attrazioni che i centri commerciali si sforzano di offrire ai clienti.
In questo caso, è un pianista seduto davanti alla tastiera del proprio pianoforte.
L'uomo esegue altri due brani di Chopin, prima di passare a Schubert e a Mozart. Avrà una trentina d'anni; un cartello sistemato accanto al piccolo palco spiega che si tratta di un famoso musicista
della Georgia, una delle ex repubbliche sovietiche. Quando ha cercato un lavoro, deve aver trovato tutte le porte chiuse e, in preda alla disperazione, si sarà rassegnato a esibirsi lì.
Io, però, non sono totalmente sicuro che adesso sia davvero in quel posto: infatti, i suoi occhi affondano nel mondo magico in cui sono state composte quelle musiche, mentre le mani volteggiano sulla tastiera per condividere con i presenti l'amore, lo spirito, l'entusiasmo, il meglio di sé e dei suoi anni di studio, di concentrazione e disciplina.
Ma c'è una cosa che il pianista sembra non aver capito: che nessuno — assolutamente nessuno - è lì per ascoltarlo; il suo pubblico vuole far compere, mangiare, distrarsi, guardare le vetrine, incontrare gli amici. Una coppia si ferma accanto a noi: chiacchiera a voce alta per un momento, prima di proseguire. Il pianista non l'ha neppure notata: sta ancora parlando con gli angeli di Mozart. Di certo, non si è accorto nemmeno di una platea attenta composta di due sole persone, una delle quali - una talentuosa violinista — lo ascolta con gli occhi inondati di lacrime.
Mi sovviene una cappella nella quale entrai casualmente e scoprii una ragazza che stava suonando per Dio. Ma quello era un luogo sacro, lì aveva un senso. Adesso, invece, nessuno ascolta davvero, probabilmente neanche Dio.
Non è vero: Dio sta ascoltando. Dio è nell'anima e nelle mani di quest'uomo, che si sforza per dare il meglio di sé, indipendentemente dai riconoscimenti o dal compenso che riceverà. Suona come se fosse alla Scala di Milano, o all'Opera di Parigi. Suona perché questo è il suo destino, la sua gioia, la sua ragione di vita.
Sono pervaso da un sentimento di profonda riverenza per un uomo che, in quel momento, mi sta riportando alla mente una lezione importantissima: "Tu hai una leggenda personale da perseguire e rispettare, e nient'altro. Non è importante se gli altri ti sostengono, ti criticano, ti ignorano, ti tollerano: stai agendo così perché questo è il tuo destino sulla terra, è la fonte di ogni gioia."
Il pianista conclude un altro brano di Mozart e, finalmente, si accorge della nostra presenza. Ci saluta con un cenno del capo educato e discreto, che noi ricambiamo. Ma subito ritorna nel suo paradiso: è meglio che dimori lì, che non sia sfiorato da alcunché di terreno, neppure dai nostri timidi applausi. Che sia di esempio per tutti noi. Quando crediamo che nessuno presti attenzione a ciò che facciamo, dobbiamo pensare a questo pianista: stava parlando con Dio attraverso il suo lavoro, e tutto il resto non aveva alcuna importanza.
Paulo Coelho
[Tratto da: "Sono come un fiume che scorre"]
"Ascolta!"
Io tendo le orecchie. Sento voci di adulti, grida di bambini, rumori di televisori accesi nei negozi di elettrodomestici, tacchettii di scarpe sul pavimento di mattonelle e... quella musica di sottofondo, onnipresente in tutti i centri commerciali del mondo.
"Allora, non è meraviglioso?"
Rispondo che io non sto udendo niente di meraviglioso o di anormale.
"Il pianoforte!" dice, guardandomi con aria delusa. "Il pianista è stupendo!"
"Sarà una registrazione."
"Non dire stupidaggini."
Ascoltando con più attenzione, risulta evidente che si tratta di musica dal vivo. È un brano di Chopin e, adesso che riesco a concentrarmi, le note sembrano soverchiare tutti i rumori che ci circondano. Percorriamo i corridoi pieni di gente, di negozi, di offerte speciali, di cose che, come recitano gli annunci, possiedono tutti — tranne me o voi. Arriviamo in un'area di ristoro: gente che mangia, chiacchiera, discute, legge il giornale - sotto gli occhi di una di quelle attrazioni che i centri commerciali si sforzano di offrire ai clienti.
In questo caso, è un pianista seduto davanti alla tastiera del proprio pianoforte.
L'uomo esegue altri due brani di Chopin, prima di passare a Schubert e a Mozart. Avrà una trentina d'anni; un cartello sistemato accanto al piccolo palco spiega che si tratta di un famoso musicista
della Georgia, una delle ex repubbliche sovietiche. Quando ha cercato un lavoro, deve aver trovato tutte le porte chiuse e, in preda alla disperazione, si sarà rassegnato a esibirsi lì.
Io, però, non sono totalmente sicuro che adesso sia davvero in quel posto: infatti, i suoi occhi affondano nel mondo magico in cui sono state composte quelle musiche, mentre le mani volteggiano sulla tastiera per condividere con i presenti l'amore, lo spirito, l'entusiasmo, il meglio di sé e dei suoi anni di studio, di concentrazione e disciplina.
Ma c'è una cosa che il pianista sembra non aver capito: che nessuno — assolutamente nessuno - è lì per ascoltarlo; il suo pubblico vuole far compere, mangiare, distrarsi, guardare le vetrine, incontrare gli amici. Una coppia si ferma accanto a noi: chiacchiera a voce alta per un momento, prima di proseguire. Il pianista non l'ha neppure notata: sta ancora parlando con gli angeli di Mozart. Di certo, non si è accorto nemmeno di una platea attenta composta di due sole persone, una delle quali - una talentuosa violinista — lo ascolta con gli occhi inondati di lacrime.
Mi sovviene una cappella nella quale entrai casualmente e scoprii una ragazza che stava suonando per Dio. Ma quello era un luogo sacro, lì aveva un senso. Adesso, invece, nessuno ascolta davvero, probabilmente neanche Dio.
Non è vero: Dio sta ascoltando. Dio è nell'anima e nelle mani di quest'uomo, che si sforza per dare il meglio di sé, indipendentemente dai riconoscimenti o dal compenso che riceverà. Suona come se fosse alla Scala di Milano, o all'Opera di Parigi. Suona perché questo è il suo destino, la sua gioia, la sua ragione di vita.
Sono pervaso da un sentimento di profonda riverenza per un uomo che, in quel momento, mi sta riportando alla mente una lezione importantissima: "Tu hai una leggenda personale da perseguire e rispettare, e nient'altro. Non è importante se gli altri ti sostengono, ti criticano, ti ignorano, ti tollerano: stai agendo così perché questo è il tuo destino sulla terra, è la fonte di ogni gioia."
Il pianista conclude un altro brano di Mozart e, finalmente, si accorge della nostra presenza. Ci saluta con un cenno del capo educato e discreto, che noi ricambiamo. Ma subito ritorna nel suo paradiso: è meglio che dimori lì, che non sia sfiorato da alcunché di terreno, neppure dai nostri timidi applausi. Che sia di esempio per tutti noi. Quando crediamo che nessuno presti attenzione a ciò che facciamo, dobbiamo pensare a questo pianista: stava parlando con Dio attraverso il suo lavoro, e tutto il resto non aveva alcuna importanza.
Paulo Coelho
[Tratto da: "Sono come un fiume che scorre"]
martedì 16 agosto 2011
Manuale per scalare le montagne
1. Scegli la montagna che desideri scalare. Non lasciarti trascinare dai commenti degli altri, di coloro che dicono: "Quella è più bella", oppure: "Questa è più facile." Giacché raggiungere l'obiettivo ti costerà molte energie e tanto entusiasmo, dovrai essere l'unico responsabile della scelta, perfettamente convinto delle tue azioni.2. Impara come arrivare ai piedi della montagna. Sovente si vede la montagna da lontano: è bella, interessante, piena di sfide. Ma che cosa succede allorché si cerca di avvicinarsi a essa? Le strade sembrano girarle intorno; alcune foreste si interpongono fra te e la tua meta; ciò che sulla mappa appare lampante, nella vita reale risulta assai difficile. Ecco perché devi essere pronto a imboccare tutte le strade e tutti i sentieri, finché un giorno ti ritroverai ai piedi della vetta che intendi scalare.
3. Apprendi da chi ha già compiuto quel percorso. Per quanto tu ritenga di essere unico, c'è sempre qualcuno che ha inseguito il medesimo sogno prima di te e ha lasciato alcuni segnali che possono rendere più facile il tuo percorso: punti dove fissare la corda, sentieri che abbreviano il tragitto, rami spezzati che consentono una marcia più spedita. Il cammino appartiene a te, al pari di ogni responsabilità, ma non dimenticare che l'esperienza altrui è di grande aiuto.
4. Da vicino, i pericoli risultano controllabili. Quando cominci a inerpicarti sul monte dei tuoi sogni, presta attenzione all'ambiente circostante. Com'è ovvio, ci sono dei precipizi, delle spaccature quasi impercettibili, delle rocce talmente levigate dalle tempeste che, con il gelo, diventano scivolose. Tuttavia, se ti premurerai sempre di verificare dove posi il piede, ti accorgerai delle varie trappole e saprai evitarle.
5. Il paesaggio cambia, quindi goditelo. Pur muovendosi con un preciso obiettivo nella mente - raggiungere la vetta -, durante la salita si possono ammirare altre cose: non ti costa nulla fare alcune soste e goderti il panorama circostante. A ogni metro conquistato, puoi vedere più lontano: approfittane dunque per scoprire particolari di cui non ti eri nemmeno accorto.
6. Rispetta il tuo corpo. Soltanto chi riserva al proprio corpo le giuste attenzioni riesce a scalare una montagna. Poiché disponi di tutto il tempo che la vita ti offre, cammina senza pretendere ciò che non può esserti dato. Se procederai troppo in fretta, ti stancherai e desisterai a metà dell'impresa. Se avanzerai troppo lentamente, potresti essere sorpreso dalla notte — e allora sarai perduto. Goditi il paesaggio, approfitta dell'acqua delle sorgenti e dei frutti che la natura ti offre generosamente, ma continua a camminare.
7. Rispetta la tua anima. Non continuare a ripeterti: "Ce la farò." La tua anima lo sa perfettamente: le occorre soltanto quella lunga camminata per crescere, per estendersi fino all'orizzonte e raggiungere il cielo. Un'ossessione non fornisce alcun aiuto per il perseguimento dell'obiettivo: anzi, finisce per annullare il piacere della scalata. Attenzione, però: non continuare neppure a ripeterti: "È più difficile di quanto pensassi", perché un simile comportamento ti farebbe perdere la forza interiore.
8. Preparati a percorrere un chilometro in più. Il percorso per raggiungere la vetta della montagna è sempre più lungo di quanto si pensa. Non ingannarti: arriva sempre il momento in cui ciò che sembrava vicino risulta ancora molto lontano. Tuttavia, se sarai preparato ad affrontare una simile evenienza, ad andare oltre, questo non rappresenterà un problema.
9. Gioisci, quando raggiungi la vetta. Piangi, batti le mani, urla ai quattro venti che ce l'hai fatta. Lascia che il vento, lassù in cima — è sempre ventosa, la vetta! -, ti purifichi la mente, rinfreschi i tuoi piedi stanchi e sudati, ti apra gli occhi e ripulisca il tuo cuore dalla polvere. Che bello: ciò che prima era soltanto un sogno, un panorama lontano, adesso appartiene alla tua vita. Sì, ce l'hai fatta!
10. Fai una promessa. Approfitta del fatto di avere scoperto una forza di cui ignoravi l'esistenza per dire a te stesso che, d'ora in poi, la utilizzerai sempre, ogni giorno che ti resta da vivere. Sforzati per promettere di scoprire un'altra montagna e di partire per una nuova avventura.
11. Racconta la tua storia. Sì, racconta la tua storia. Porta il tuo esempio. Di' a tutti che è possibile, dimodoché altri individui abbiano il coraggio di affrontare le proprie montagne.
Paulo Coelho
[Tratto da: "Sono come un fiume che scorre" ]
venerdì 12 agosto 2011
La storia della matita
Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo una lettera. A un certo punto, le domandò:
"Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me."
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:
"È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto."
Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale.
"Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!"
"Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell'esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.
"Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. 'Dio': ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.
"Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. È un'azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.
"Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un'azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.
"Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.
"Ecco la quinta qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione."
Paulo Coelho
[Tratto da: "Sono come il fiume che scorre"]
giovedì 11 agosto 2011
Ho imparato...
Ho imparato... Che ignorare i fatti non cambia i fatti.
Ho imparato... Che quando vuoi vendicarti di qualcuno lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.
Ho imparato... Che l'amore, non il tempo guarisce le ferite
Ho imparato... Che il modo più facile per crescere come persona è circondarmi di persone più intelligenti di me.
Ho imparato... Che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un'altra parte.
Ho imparato... Che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato... Che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno ti ha agganciato per la vita.
Ho imparato... Che tutti vogliono vivere in cima alla montagna ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato... Che è meglio dare consigli solo in due circostanze: quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Ho imparato... Che la miglior aula del mondo è ai piedi di una persona anziana.
Ho imparato... Che quando sei innamorato, si vede.
Ho imparato... Che appena una persona mi dice, "mi hai reso felice! ", ti rende felice.
Ho imparato... Che essere gentili è più importante dell'aver ragione.
Ho imparato... Che non bisognerebbe mai dire no ad un dono fatto da un bambino.
Ho imparato... Che posso sempre pregare per qualcuno, quando non ho la forza di aiutarlo in qualche altro modo.
Ho imparato... Che non importa quanto la vita richieda che tu sia serio... Ognuno ha bisogno di un amico con cui divertirsi.
Ho imparato... Che talvolta tutto ciò di cui uno ha bisogno è una mano da tenere ed un cuore da capire.
Ho imparato... Che la vita è come un rotolo di carta igienica... Più ti avvicini alla fine, più velocemente va via.
Ho imparato... Che dovremmo essere contenti per il fatto che Dio non ci dà tutto quel che gli chiediamo.
Ho imparato... Che i soldi non possono acquistare la classe.
Ho imparato... Che sono i piccoli avvenimenti giornalieri a fare la vita così spettacolare.
Ho imparato... Che sotto il duro guscio di ognuno c'è qualcuno che vuole essere apprezzato e amato.
Ho imparato... Che il Signore non ha fatto tutto in un giorno solo. Cosa mi fa pensare che io potrei?
Ho imparato... Che ogni persona che incontri merita d'essere salutata con un sorriso.
Ho imparato... Che non c'è niente di più dolce che dormire coi tuoi bambini e sentire il loro respiro sulle tue guance.
Ho imparato... Che nessuno è perfetto, fino a quando non te ne innamori.
Ho imparato... Che la vita è dura, ma io sono più duro.
Ho imparato... Che le opportunità non si perdono mai, qualcuno sfrutterà quelle che hai perso tu. Che desidererei aver detto una volta in più a mio padre che lo amavo, prima che se ne andasse.
Ho imparato... Che ognuno dovrebbe rendere le proprie parole soffici e tenere, perché domani potrebbe doverle mangiare.
Ho imparato... Che non posso scegliere come sentirmi, ma posso scegliere cosa fare con queste sensazioni.
Paulo Coelho
Ho imparato... Che quando vuoi vendicarti di qualcuno lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.
Ho imparato... Che l'amore, non il tempo guarisce le ferite
Ho imparato... Che il modo più facile per crescere come persona è circondarmi di persone più intelligenti di me.
Ho imparato... Che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un'altra parte.
Ho imparato... Che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato... Che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno ti ha agganciato per la vita.
Ho imparato... Che tutti vogliono vivere in cima alla montagna ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato... Che è meglio dare consigli solo in due circostanze: quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Ho imparato... Che la miglior aula del mondo è ai piedi di una persona anziana.
Ho imparato... Che quando sei innamorato, si vede.
Ho imparato... Che appena una persona mi dice, "mi hai reso felice! ", ti rende felice.
Ho imparato... Che essere gentili è più importante dell'aver ragione.
Ho imparato... Che non bisognerebbe mai dire no ad un dono fatto da un bambino.
Ho imparato... Che posso sempre pregare per qualcuno, quando non ho la forza di aiutarlo in qualche altro modo.
Ho imparato... Che non importa quanto la vita richieda che tu sia serio... Ognuno ha bisogno di un amico con cui divertirsi.
Ho imparato... Che talvolta tutto ciò di cui uno ha bisogno è una mano da tenere ed un cuore da capire.
Ho imparato... Che la vita è come un rotolo di carta igienica... Più ti avvicini alla fine, più velocemente va via.
Ho imparato... Che dovremmo essere contenti per il fatto che Dio non ci dà tutto quel che gli chiediamo.
Ho imparato... Che i soldi non possono acquistare la classe.
Ho imparato... Che sono i piccoli avvenimenti giornalieri a fare la vita così spettacolare.
Ho imparato... Che sotto il duro guscio di ognuno c'è qualcuno che vuole essere apprezzato e amato.
Ho imparato... Che il Signore non ha fatto tutto in un giorno solo. Cosa mi fa pensare che io potrei?
Ho imparato... Che ogni persona che incontri merita d'essere salutata con un sorriso.
Ho imparato... Che non c'è niente di più dolce che dormire coi tuoi bambini e sentire il loro respiro sulle tue guance.
Ho imparato... Che nessuno è perfetto, fino a quando non te ne innamori.
Ho imparato... Che la vita è dura, ma io sono più duro.
Ho imparato... Che le opportunità non si perdono mai, qualcuno sfrutterà quelle che hai perso tu. Che desidererei aver detto una volta in più a mio padre che lo amavo, prima che se ne andasse.
Ho imparato... Che ognuno dovrebbe rendere le proprie parole soffici e tenere, perché domani potrebbe doverle mangiare.
Ho imparato... Che non posso scegliere come sentirmi, ma posso scegliere cosa fare con queste sensazioni.
Paulo Coelho
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